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Probiotici: cosa sono, a cosa servono e come funzionano

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di probiotici. Li troviamo in farmacia, nei supermercati e in molti articoli divulgativi, spesso presentati come una soluzione semplice per migliorare la salute dell’intestino o risolvere disturbi digestivi. Questa diffusione ha però contribuito a creare un’idea semplificata e spesso imprecisa di cosa siano realmente.

I probiotici sono microrganismi vivi, in genere batteri, che se assunti in quantità adeguata possono avere un effetto positivo sulla salute dell’organismo. La parola “vivi” è centrale, perché per funzionare devono arrivare nell’intestino ancora attivi. Non tutti i batteri, quindi, possono essere considerati probiotici e non tutti i prodotti che li contengono hanno lo stesso potenziale effetto.

Il nostro intestino ospita già miliardi di microrganismi, quello che viene chiamato microbiota intestinale. Questo insieme svolge funzioni importanti: aiuta la digestione, contribuisce alla produzione di alcune vitamine, protegge la mucosa intestinale e interagisce con il sistema immunitario. Quando questo equilibrio si altera, possono comparire disturbi comuni come gonfiore, diarrea, stipsi o dolore addominale.

È importante chiarire che i probiotici non “ripopolano” l’intestino in modo permanente e non sostituiscono il microbiota esistente. Nella maggior parte dei casi il loro effetto è temporaneo e dipende dal passaggio attraverso l’intestino, durante il quale possono modulare alcune funzioni locali. Per questo non esiste un probiotico valido per ogni situazione e per ogni persona.

Uno degli ambiti in cui vengono più spesso utilizzati è quello del colon irritabile, un disturbo molto diffuso che può manifestarsi con gonfiore, dolore addominale e alterazioni dell’alvo. In questo contesto i probiotici possono avere un ruolo, ma solo in alcuni casi ben precisi e con ceppi specifici (approfondimento: Probiotici per colon irritabile: quando aiutano davvero).

Il quadro cambia quando si parla di intestino infiammato. In presenza di un’infiammazione vera e propria della mucosa intestinale, i probiotici non hanno lo stesso significato e non possono essere considerati una soluzione in senso terapeutico. In queste situazioni il loro ruolo è più limitato e va valutato con cautela (approfondimento: Probiotici per intestino infiammato: cosa aspettarsi e cosa no).

Un’altra fonte di confusione riguarda il linguaggio. Spesso i probiotici vengono confusi con i fermenti lattici, come se fossero la stessa cosa. In realtà si tratta di concetti diversi, con funzioni e obiettivi differenti, e questa distinzione ha conseguenze pratiche importanti (approfondimento: Probiotici o fermenti lattici: differenze e quando usarli).

Accanto ai probiotici si sente parlare anche di prebiotici, che però non sono microrganismi ma sostanze alimentari che agiscono in modo indiretto sul microbiota. Anche in questo caso è facile sovrapporre concetti diversi e usare questi strumenti in modo poco coerente (approfondimento: Probiotici e prebiotici: differenze e uso corretto).

Molte persone preferiscono puntare su fonti considerate più naturali, come yogurt, kefir o altri alimenti fermentati, pensando che possano sostituire gli integratori. In realtà alimenti fermentati e probiotici rispondono a logiche diverse e non sono intercambiabili (approfondimento: Probiotici naturali: alimenti fermentati o integratori?).

Infine, è bene ricordare che i probiotici non sono sempre neutri. In alcune persone o in alcune fasi possono causare gonfiore, fastidio o altri effetti indesiderati, e non sono pensati per un uso continuo e indefinito (approfondimento: Probiotici: effetti collaterali e quando evitarli).

Questo primo articolo fornisce quindi un quadro generale per orientarsi. I probiotici possono essere utili in contesti specifici, ma solo se inseriti con criterio e con aspettative realistiche. Gli approfondimenti collegati servono a chiarire questi contesti uno per uno, evitando generalizzazioni e semplificazioni eccessive.