La disbiosi intestinale non ha quasi mai una causa unica e isolata. Nella maggior parte dei casi è il risultato di più fattori che agiscono insieme nel tempo, alterando in modo progressivo l’equilibrio del microbiota intestinale. Comprendere le cause più comuni è fondamentale per evitare interventi inefficaci e per impostare strategie realistiche di prevenzione o miglioramento. Tra i fattori più rilevanti rientrano l’alimentazione, l’uso di antibiotici e lo stress cronico, spesso intrecciati tra loro.
L’alimentazione è uno degli elementi che influenzano maggiormente la composizione del microbiota. Una dieta povera di fibre, verdura e alimenti di origine vegetale riduce il nutrimento disponibile per molti batteri “benefici” dell’intestino. Le fibre, infatti, rappresentano una fonte energetica fondamentale per numerose specie batteriche coinvolte nella produzione di metaboliti utili alla salute della mucosa intestinale. Quando l’apporto di fibre è cronicamente insufficiente, la diversità batterica tende a ridursi e alcune popolazioni microbiche possono diventare predominanti a discapito di altre.
All’estremo opposto, un’alimentazione ricca di zuccheri semplici, farine raffinate e alimenti ultra-processati può favorire fermentazioni eccessive e squilibri funzionali. Bevande zuccherate, dolci frequenti, snack industriali e pasti irregolari contribuiscono a creare un ambiente intestinale meno stabile, soprattutto se associati a una masticazione frettolosa e a un consumo rapido dei pasti. Anche l’eccesso di alcol può interferire con l’equilibrio del microbiota, aumentando la permeabilità intestinale e favorendo stati infiammatori di basso grado.
Un altro fattore centrale è l’uso di antibiotici. Questi farmaci sono fondamentali in molte situazioni cliniche, ma il loro impatto sul microbiota intestinale è ben documentato. Gli antibiotici non agiscono in modo selettivo: oltre a colpire i batteri responsabili di un’infezione, possono ridurre in modo significativo anche batteri utili. In alcuni casi il microbiota riesce a recuperare spontaneamente nel giro di settimane o mesi, ma in altri la riduzione della diversità batterica può persistere più a lungo, soprattutto dopo terapie ripetute o prolungate.
L’effetto degli antibiotici dipende da diversi fattori: tipo di farmaco, durata della terapia, età della persona, condizioni intestinali preesistenti e stile di vita. È importante sottolineare che non tutte le persone che assumono antibiotici sviluppano una disbiosi sintomatica, ma l’uso frequente o non necessario aumenta il rischio di squilibri persistenti. Anche altri farmaci, come antiacidi, inibitori di pompa protonica e lassativi usati a lungo termine, possono contribuire indirettamente a modificare l’ambiente intestinale.
Lo stress cronico rappresenta una causa spesso sottovalutata ma molto rilevante. L’intestino è strettamente collegato al sistema nervoso centrale attraverso l’asse intestino-cervello. Situazioni di stress prolungato possono alterare la motilità intestinale, la secrezione di enzimi digestivi e la permeabilità della mucosa. Questi cambiamenti creano condizioni meno favorevoli per l’equilibrio del microbiota e possono amplificare disturbi già presenti.
In condizioni di stress, molte persone modificano anche le proprie abitudini alimentari, dormono peggio e riducono l’attività fisica, creando un circolo vizioso che aggrava ulteriormente la situazione. Non si tratta quindi di un effetto diretto e isolato, ma di una combinazione di fattori fisiologici e comportamentali che nel tempo possono favorire la disbiosi.
Accanto a questi tre elementi principali, esistono altre cause che possono contribuire allo squilibrio del microbiota: infezioni intestinali pregresse, viaggi in aree con alimentazione molto diversa, sedentarietà, diete estremamente restrittive, cambiamenti ormonali e alcune patologie dell’apparato digerente. Anche l’età gioca un ruolo: il microbiota tende a essere più stabile nell’età adulta e più vulnerabile nelle fasi estreme della vita. In sintesi, la disbiosi intestinale è quasi sempre il risultato di un insieme di fattori che agiscono nel tempo. Individuare le cause principali nel singolo caso è il primo passo per intervenire in modo efficace, evitando soluzioni standardizzate e affrontando il problema alla radice.