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Intestino tenue e crasso

L’intestino non è un organo uniforme. Dal punto di vista della sua organizzazione funzionale, è composto da due grandi tratti, l’intestino tenue e l’intestino crasso, che svolgono compiti diversi e non sovrapponibili. Questa distinzione, centrale nell’anatomia funzionale, è indispensabile per capire dove avvengono i principali processi digestivi e perché molti sintomi cambiano in base al tratto intestinale coinvolto.

L’intestino tenue è il segmento in cui avviene la parte più rilevante della digestione e dell’assorbimento. Dopo il passaggio nello stomaco, il cibo entra nel tenue e viene ulteriormente scomposto grazie all’azione combinata di enzimi digestivi e bile. Da questo processo derivano molecole più semplici, che vengono assorbite attraverso la mucosa intestinale e trasferite all’organismo. In condizioni normali, la maggior parte dei nutrienti utili viene gestita qui, prima che il contenuto intestinale prosegua verso il tratto successivo.

Quando il tenue non svolge questo lavoro in modo efficiente, una quota di sostanze rimane parzialmente digerita o non assorbita. Questo può tradursi in digestione lenta, senso di pesantezza dopo pasti normali, difficoltà a tollerare determinati alimenti o sensazione di energia ridotta. È importante chiarire che ciò che non viene gestito correttamente nel tenue non viene eliminato automaticamente, ma continua il suo percorso lungo l’intestino, influenzando ciò che accade più avanti.

L’intestino crasso, o colon, ha una funzione diversa. In questo tratto l’assorbimento dei nutrienti è minimo, mentre diventano centrali il riassorbimento dell’acqua, la formazione delle feci e l’interazione con una grande quantità di microrganismi. È nel colon che avvengono i principali fenomeni di fermentazione: i batteri utilizzano come substrato ciò che non è stato digerito o assorbito prima, in particolare fibre e residui di carboidrati.

Questa differenza chiarisce un punto spesso frainteso. La digestione non termina nel tenue, ma cambia natura. Nel colon non avviene una digestione enzimatica, bensì una digestione microbica. Si tratta di un processo fisiologico, utile e necessario, che diventa problematico quando il materiale che raggiunge il colon è eccessivo o poco adatto a essere fermentato. In queste condizioni aumentano la produzione di gas, la distensione delle pareti intestinali e il disagio addominale.

Il fatto che il colon ospiti una grande quantità di batteri non significa che sia un ambiente facilmente raggiungibile da qualsiasi microrganismo introdotto dall’esterno. Prima di arrivare al colon, i batteri devono superare l’acidità gastrica, l’azione degli enzimi digestivi, la bile e il transito intestinale. Per questo molti microrganismi, anche se teoricamente benefici, non riescono ad arrivare vivi e attivi fino a questo tratto. Anche quando ci arrivano, il loro comportamento dipende dall’ambiente che trovano e dal tipo di substrati disponibili, legati a ciò che è stato o non è stato gestito nel tenue.

Questo passaggio aiuta a capire perché il colon sia il principale luogo di interazione con il microbiota, ma anche perché i risultati di interventi mirati ai batteri possano essere variabili. Se il tenue lascia passare quantità elevate di materiale fermentabile, il colon si trova a gestire un carico che favorisce fermentazioni intense e disordinate, indipendentemente dalla qualità dei microrganismi presenti.

Distinguere tra intestino tenue e crasso permette anche di leggere meglio la distribuzione dei sintomi nel tempo. Disturbi che compaiono subito dopo i pasti sono più spesso legati ai processi digestivi iniziali, mentre gonfiore che aumenta con il passare delle ore tende a riflettere ciò che avviene nel colon. Questa lettura temporale si intreccia con i meccanismi di percezione viscerale e con il dialogo continuo tra intestino e sistema nervoso, che contribuiscono a modulare l’intensità e la consapevolezza del sintomo.

Tenue e crasso lavorano in continuità, ma svolgono funzioni distinte. Confondere questi ruoli porta facilmente a interpretazioni imprecise e a interventi poco mirati. Inquadrarli correttamente non serve a complicare il quadro, ma a renderlo più leggibile, chiarendo perché lo stesso sintomo possa avere origini diverse e perché strategie simili possano dare esiti molto differenti a seconda del tratto intestinale principalmente coinvolto.