(oggi chiamato Enterococcus lactis SF68)
È un probiotico con una lunga storia di utilizzo clinico, studiato fin dagli anni ’70. Recenti analisi genetiche ne hanno rivisto la classificazione, spostandolo dalla specie faecium a lactis, ma il nome commerciale è rimasto invariato. Serve principalmente per prevenire e ridurre la diarrea (soprattutto quella associata ad antibiotici e quella del viaggiatore) e per alleviare i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, come gonfiore e dolore addominale. Numerosi studi clinici hanno confermato la sua efficacia nel ridurre la durata della diarrea acuta nei bambini, nel prevenire la diarrea da antibiotici e nel migliorare il quadro infiammatorio nell’intestino irritabile.
In Italia i prodotti di riferimento sono quelli della linea Eubio di Alpha Pharma Service. Eubio 1 (flaconcini) contiene 1 miliardo di SF68 insieme a Saccharomyces boulardii CNCM I-3799 e vitamine del gruppo B, ed è indicato per il supporto della flora intestinale. Eubio K (30 flaconcini) è un ciclo completo che alterna per 10 giorni SF68 con Saccharomyces boulardii (Eubio 1), poi una miscela di tre bifidobatteri (Eubio 2) e infine quattro lattobacilli diversi (Eubio 3). Entrambi sono in farmacia senza ricetta.
Come arriva vivo al colon e come agisce. Il ceppo SF68 ha una resistenza naturale all’acidità dello stomaco e alla bile, che gli permette di attraversare indenne il tratto gastrointestinale. Una volta arrivato nell’intestino, produce un enzima chiamato arginina deiminasi (ADI), che ha la capacità di spegnere i segnali di infiammazione nelle cellule intestinali. Questo meccanismo spiega perché è efficace nel ridurre gonfiore e dolore in caso di intestino irritabile. Inoltre, può produrre sostanze simili a batteriocine che inibiscono la crescita di alcuni batteri patogeni come Listeria monocytogenes.
E nello yogurt? In Italia non esistono yogurt confezionati con questo ceppo dichiarato in etichetta. Prepararlo in casa partendo dalle capsule di Eubio non è consigliato, perché Enterococcus lactis non è un battere che addensa il latte come i fermenti tradizionali dello yogurt, e servirebbero temperature e tempi di fermentazione specifici per ottenere un prodotto stabile.