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Probiotici o fermenti lattici: differenze e quando usarli

Molte persone usano i termini “probiotici” e “fermenti lattici” come se fossero la stessa cosa. In realtà non lo sono, e questa confusione è una delle principali ragioni per cui tanti prodotti vengono usati in modo scorretto o con aspettative sbagliate.

I fermenti lattici sono batteri capaci di fermentare gli zuccheri, in particolare il lattosio, producendo acido lattico. Questa è una definizione tecnica, legata a una funzione biologica. Alcuni fermenti lattici sono vivi quando vengono assunti, altri no. Molti prodotti contengono fermenti inattivati o parzialmente vitali, che non arrivano vivi nell’intestino.

I probiotici, invece, sono una categoria più specifica. Per essere definiti tali, devono soddisfare tre condizioni: essere microrganismi vivi, essere assunti in quantità adeguata e dimostrare un beneficio per la salute. Se anche solo una di queste condizioni manca, non si può parlare di probiotico in senso corretto.

Questo significa che non tutti i fermenti lattici sono probiotici. Alcuni possono avere un ruolo limitato nella digestione, soprattutto a livello dello stomaco o dell’intestino tenue, ma non esercitano un’azione significativa sul microbiota del colon. In pratica, svolgono una funzione temporanea e superficiale.

Dal punto di vista pratico, quando si usano i fermenti lattici? Possono avere senso in situazioni semplici, come un lieve rallentamento digestivo o un transitorio fastidio intestinale, soprattutto se il prodotto è ben tollerato. Non vanno però confusi con un intervento mirato sul microbiota.

I probiotici, invece, vengono scelti per un obiettivo più preciso. Per esempio, per supportare l’intestino dopo un ciclo di antibiotici, per ridurre alcuni sintomi funzionali o per accompagnare fasi di recupero. Anche in questo caso, però, conta il ceppo specifico e il contesto.

Un errore molto comune è pensare che un prodotto “più forte” o con più miliardi di batteri sia automaticamente migliore. In realtà, se i batteri non sopravvivono al passaggio nello stomaco o non hanno un effetto documentato, il numero conta poco. Meglio pochi ceppi ben studiati che molte specie messe insieme senza criterio.

C’è poi un aspetto commerciale da considerare. Il termine “fermenti lattici” viene spesso usato perché suona rassicurante e generico. Non implica automaticamente un effetto terapeutico, ma permette di vendere prodotti come se fossero utili a tutti. Questo contribuisce alla confusione del consumatore.

In sintesi, i fermenti lattici possono avere un ruolo limitato e transitorio, mentre i probiotici sono strumenti più specifici, da usare solo quando c’è una reale indicazione. Capire la differenza aiuta a evitare acquisti inutili e a fare scelte più consapevoli.